Lazio, Roma, Roma

ICA | MiC - Istituto Centrale per l'Archeologia

GratuitoVenerdì 18 giugno

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Via di San Michele 22
00153 Roma

http://www.ic_archeo.beniculturali.it/
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L’ICA è un istituto dotato di autonomia speciale che opera nell'ambito della Direzione Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Ministero della Cultura.

Svolge funzioni in materia di studio e di ricerca nel settore dell’archeologia. Nell’ambito di tali attività si occupa di linee di indirizzo, standard e misure di coordinamento e, in particolare, della predisposizione di linee guida, elaborate in accordo col Servizio II – Tutela dei beni archeologici della DG ABAP, in materia di salvaguardia, conservazione e tutela del patrimonio archeologico. Supporta e promuove, in collaborazione con il MAECI, l'archeologia italiana all'estero.

Conferenza

Conferenza

ARCHEOLOGIA E INCLUSIONE - 18 GIUGNO ORE 10.00/13.30

Missioni archeologiche italiane all'estero e comunità locali dei paesi ospitanti: interazioni, coinvolgimento, formazione.

Webinar su piattaforma ZOOM
previa prenotazione all’indirizzo:
ic-archeo@beniculturali.it

L’incontro sarà trasmesso in diretta
sulla pagina Facebook dell’ICA


PROGRAMMA

10.00 |SALUTI

ELENA CALANDRA, Istituto Centrale per l’Archeologia

PAOLO ANDREA BARTORELLI, Consigliere d’Ambasciata, capo dell’Ufficio VI – Cooperazione culturale in ambito multilaterale, missioni archeologiche, DGSP MAECI

MASSIMILIANO MARAZZI, Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli, Responsabile scientifico Centro Interistituzionale Euromediterraneo

Coordina:
ANNALISA FALCONE, Istituto Centrale per l’Archeologia

10.30 | INTERVENGONO

OLIVA MENOZZI, Università Gabriele D’Annunzio di Chieti Pescara, Progetto EuroTeCh a Cipro, in Libia ed Egitto

SILVIA FESTUCCIA, Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli, Progetto Archeologico Multidisciplinare Italo-Libanese a Maasser el-Shouf / Qalaat el-Hosn

FULVIA CILIBERTO, Università degli Studi del Molise, Progetto MAECI "Scavare a Betania: una archeologia a servizio della formazione professionale giovanile”

MARCELLO BARBANERA, Sapienza Università di Roma, Missione archeologica italiana a Elaiussa Sebaste: Proposta per un modello di interazione tra archeologia e società

MARCELLA FRANGIPANE, Accademia dei Lincei, Missione archeologica italiana nell’Anatolia Orientale (MAIAO)

CHRISTIAN GRECO, Direttore del Museo Egizio, Torino, Progetto UE Transforming the Egyptian Museum Cairo


13.00 I DISCUSSIONE

Gratuito

Venerdì 18 giugno de 10:00 à 13:30 (Diretta Facebook)

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STORIE DALLA SABBIA - LA LIBIA DI ANTONINO DI VITA (Università di Macerata)

Il film "Storie dalla sabbia. La Libia di Antonino Di Vita” prodotto dall’Università di Macerata - Centro di documentazione e ricerca sull’archeologia dell’Africa settentrionale "A. Di Vita” insieme a Fine Art Production, nell’ambito dei progetti cofinanziati dal MAECI e con la collaborazione del Department of Antiquities della Libia, vuole ripercorrere attraverso l’opera del fondatore della missione di Macerata in Libia, iniziata nel 1968 e proseguita ininterrottamente fino ad oggi (malgrado le difficoltà delle situazioni politiche che hanno attraversato il Paese), le ricerche, gli studi, i restauri monumentali (tra cui l’arco quadrifronte dei Severi a Leptis, il mausoleo punico ellenistico B, l’area sacro funeraria di Sidret el Balik e le tombe dipinte a Sabratha), le attività di formazione del personale tecnico-scientifico libico, e quelle di conservazione e valorizzazione di due siti archeologici tra i più importanti del Mediterraneo, inseriti nel patrimonio mondiale UNESCO (Leptis Magna e Sabratha). Progetto che vede anche la digitalizzazione e messa on line dell’archivio del Centro, ricco di decine di migliaia di foto d’epoca, disegni e documentazione sugli scavi italiani a partire dal 1923 ad oggi.

Gratuito

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CEFB - Progetto di archeologia e restauro del Tempio di Amehotep II Luxor (Egitto)

Dal 1997 il Centro di Egittologia Francesco Ballerini di Como (CEFB), diretto dal dott. Angelo Sesana, è impegnato nel progetto di indagine archeologica e restauro dell’area occupata dal Tempio di Milioni d’Anni di Amenhotep II (XVIII Dinastia), a Tebe Ovest - Luxor, in collaborazione con il Ministero del Turismo e delle Antichità Egiziane.
Durante le 23 campagne di scavo (1997-2019), accanto al team di lavoro italiano composto da archeologi, egittologi ed esperti di diverse discipline, hanno lavorato sul campo operai specializzati egiziani, tirocinanti nello studio dei materiali ed egittologi egiziani. Nel mese di ottobre 2019, nell’abito delle Giornate Italiane organizzate dall’Ambasciata Italiana a Luxor, il CEFB ha avuto modo di contribuire alla formazione di giovani archeologi egiziani nel corso di un seminario svoltosi all’Università di Luxor.

Since 1997, the Francesco Ballerini Centre for Egyptology (CEFB) of Como, directed by Dr. Angelo Sesana, has, in collaboration with the Ministry of Tourism and Egyptian Antiquities, been engaged in the archaeological investigation and restoration of the area occupied by the Temple of Millions of Years of Amenhotep II (18th Dynasty) in West Thebes-Luxor.
During the 23 field seasons (1997-2019) specialized Egyptian field workers, trainees in the study of materials and Egyptian egyptologists have worked alongside the Italian team of archaeologists, egyptologists and experts in various disciplines. In October 2019, as part of the "Italian Days" organized by the Italian embassy in Luxor, the CEFB was able to contribute to the training of young Egyptian archaeologists during a seminar at the University of Luxor.

Gratuito

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DATI ARCHEOLOGICI E TELERILEVATI PER LO STUDIO DEI PAESAGGI MINERARI DELL'ANTICA ALBANIA (ISPC-CNR)

Il progetto dell'Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale - CNR prevede un approccio multimetodologico (survey, cartografia, remote sensing, GIS) per lo studio di aree minerarie antiche in Albania (distretto di Elbasan e Valle dello Shkumbin).
Nell’economia globale il sistema-minerario aveva stretti rapporti con le popolazioni locali, che gestivano, almeno fino ad una certa epoca, le miniere di estrazione. Al centro del progetto è il rapporto con la società con l’obiettivo primario di consentire o favorire un accesso non superficiale alla storia e al patrimonio culturale per gruppi sociali sempre più ampi.

Gratuito

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MISSIONE ARCHEOLOGICA ITALIANA IN AFGHANISTAN - ISMEO

Direttrice e responsabile del settore pre-islamico: Anna Filigenzi (Università degli Studi di Napoli "L’Orientale”); Vice-Direttrice e responsabile del settore islamico: Roberta Giunta (Università degli Studi di Napoli "L’Orientale”).
Fondata da Giuseppe Tucci, la Missione Archeologica Italiana in Afghanistan opera nel Paese dal 1957, pur con un periodo di inattività ( 1979-2002) a causa delle note vicende politiche. La Missione è amministrata dall’ISMEO – Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente (https://www.ismeo.eu/) e, come tutti i progetti archeologici di ISMEO, è sostenuta dal Ministero degli Affari Esteri e Cooperazione Internazionale, DGSP, Ufficio VI, e gode di un contributo del Progetto MIUR "Studi e ricerche sulle culture dell’Asia e dell’Africa: tradizione e continuità, rivitalizzazione e divulgazione”; la Missione riceve inoltre il sostegno dell’Università degli Studi di Napoli "L’Orientale”, cui essa deve anche il suo più ampio bacino di risorse umane.
La Missione ha indagato siti pre-islamici e islamici, ponendo in luce aspetti inediti della storia culturale dell’Afghanistan e la sua centralità nella creazione e diffusione pan-asiatica di modelli artistici. Per ragioni di sicurezza e d’intesa con il MAECI e con l’Ambasciata d’Italia a Kabul, negli ultimi anni la Missione ha adottato strategie di lavoro a distanza e, grazie a specifici accordi con l’Archaeology Institute of Afghanistan, collabora agli scavi di siti buddhisti nella zona di Kabul.
Impegnata nella conservazione non solo fisica dei beni archeologici e artistici, ma anche del loro valore di testimonianza storica, la Missione ne cura il restauro, la corretta documentazione e lo studio e ne promuove e condivide la conoscenza, anche attraverso risorse digitali online (http://ghazni.bradypus.net). Il più recente contributo alla formazione e allo sviluppo di competenze locali è la pubblicazione del manuale Fieldwork Guidelines for Archaeology Officers (in corso di stampa a Kabul), in inglese, dari e pashto, redatto in collaborazione con l’Archaeology Institute of Afghanistan e pensato come un funzionale e informativo vademecum, che, oltre ai principi basilari dello scavo, della documentazione, del restauro e degli aspetti legali connessi, affronta pragmaticamente i problemi specifici del contesto archeologico afghano.

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MELKA KUNTURE - Missione archeologica italo-spagnola (Etiopia)

Melka Kunture è una vasta area archeologica con siti che documentano 2 milioni di anni di evoluzione umana fuori dall’ambiente di savana. A 2000 m di quota sull’altopiano etiopico, il clima è relativamente fresco e umido. La Missione archeologica italo-spagnola con scavi e ricerche di laboratorio indaga tutte le principali fasi dell’attività umana nella preistoria, dall’Olduvaiano, all’Acheuleano, al Middle Stone Age e al Late Stone Age, lavorando in sintonia con la popolazione locale.

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ITALIAN ARCHAEOLOGICAL MISSION IN SUDAN - Jebel Barkal

La Missione opera dal 1973 nel sito UNESCO dell’antica città di Napata e, da dieci anni, è diretta dal Prof. Emanuele Ciampini, docente di Egittologia dell'Università Ca' Foscari di Venezia. Il lavoro si avvale da sempre della collaborazione delle comunità locali, partecipi nello scavo, nella tutela e nella valorizzazione del patrimonio archeologico del sito. Durante l’anno di arresto dovuto alla pandemia, un impegno costante nella divulgazione scientifica ha continuato a garantire la continuità dei rapporti tra Italia e Sudan.

Gratuito

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PROGETTO ARCHEOLOGICO LIBANO SETTENTRIONALE (PALiS) - The Northern Lebanon Project (NoLeP)

PALiS/NoLeP ricostruisce l'insediamento regionale antico e il patrimonio archeologico di un’estesa porzione del Distretto di Koura attraverso una missione congiunta italo-libanese diretta dal dr. M. Iamoni (Università di Udine) e dalla dr.ssa M. Haider (Lebanese University – Third Branch Tripoli).

Gratuito

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BUTRINT PROJECT (Albania)

Il Butrint Project (https://site.unibo.it/butrint/en), condotto da Università di Bologna e Istituto Archeologico di Tirana con il sostegno del MAECI e in accordo con il Ministero della Cultura Albanese, si fa portavoce dell’importanza dell’inclusione della comunità locale coinvolgendo gli studenti di archeologia, il personale e gli operai del Parco Archeologico provenienti dai villaggi vicini in percorsi formativi professionalizzanti nel campo del restauro e del rilevamento dei beni culturali con nuove tecnologie (Laser Scanning), ma anche promuovendo altre azioni che favoriscono la coscienza condivisa del valore delle proprie radici culturali.

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MISSIONE ARCHEOLOGICA ITALIANA NELLA PIANA DI ERBIL (regione del Kurdistan Iracheno)

La Missione Archeologica Italiana nella Piana di Erbil (MAIPE) dell’Università degli Studi di Milano è diretta dal Prof. Luca Peyronel con la vice-direzione della dott.ssa Agnese Vacca ed indaga i siti di Helawa e Aliawa ubicati nella zona sud-occidentale della piana di Erbil (Regione del Kurdistan iracheno). I due siti sono occupati a partire almeno da novemila anni fa e permettono di ricostruire la storia di questo territorio della Mesopotamia settentrionale, dai primi villaggi neolitici di agricoltori e allevatori fino al periodo islamico.
Lo scavo archeologico è gestito dai membri del team MAIPE in collaborazione con lo staff del Museo delle Civiltà di Erbil, che interviene sia nel momento di vera e propria attività sul campo, contribuendo a creare un contatto tra la componente straniera e gli abitanti del luogo, sia durante le attività di processazione del materiale archeologico, nello stesso museo. In questa sede vengono effettuate attività di studio e restauro dei materiali e organizzati da entrambe le componenti incontri e conferenze rivolte alla comunità locale, con il fine di creare una maggiore sensibilità rispetto al tema della tutela del patrimonio archeologico e culturale della regione.
Nel sito di Helawa, la trincea aperta sul declivio meridionale ha documentato una lunghissima e ininterrotta sequenza occupazionale, dal VII al IV mill. a.C. I livelli più antichi individuati risalgono ad un villaggio di agricoltori e allevatori dell’epoca di Halaf (fine VII-VI mill. a.C.). La successiva fase è relativa al periodo di Ubaid, databile tra fine VI e metà V mill. a.C., documentato da una struttura composta da vani cellulari associati ad una fornace per la cottura della ceramica. Nel Tardo Calcolitico 1-2 il sito si ingrandisce raggiungendo i dieci ettari e sviluppando una crescente complessità socio-economica. Un edificio tripartito distrutto da un incendio è attribuibile all’ultima fase del Tardo Calcolitico (inizi del IV mill. a.C.). Qui sono state ritrovate numerose cretule di argilla con impronte di sigilli a stampo, a testimoniare le attività di gestione amministrata dei prodotti conservati all’interno della struttura. Dopo un abbandono durato oltre due millenni, il sito viene rioccupato alla fine del Bronzo Medio per poco più di due secoli, come testimoniano un edificio costruito sulla sommità del mound e una struttura adibita alla trasformazione e immagazzinamento di derrate alimentari nell’Area D.
Il sito Aliawa raggiunge 25 ettari di estensione ed è formato da una collinetta principale di 2 ettari e da una città bassa occupata soprattutto nel Bronzo Medio-Tardo (2000-1200 a.C.) e nel periodo ellenistico, partico ed islamico. Lo scavo di una trincea stratigrafica sul versante meridionale del mound (2019) ha riportato alla luce una sequenza di imponenti edifici dell’età finale del Bronzo Antico, una serie di strutture del Bronzo Medio e Tardo e una occupazione dell’età del Ferro.
Le ricerche della MAIPE sono svolte sulla base dell’accordo con la Direzione Generale delle Antichità della Regione del Kurdistan d’Iraq e sono sostenute dall’Università degli Studi di Milano, dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (DGSP Uff. VI), dal Ministero dell’Università e della Ricerca (Programmi PRIN).

Al seguente link immagini da drone del sito: https://youtu.be/iZI5FuHIzlc

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PROGETTO ARCHEOLOGICO ITALIANO A KÜLTEPE (Kayseri, Turchia)

Il Progetto Archeologico Italiano a Kültepe (PAIK) dell’Università degli Studi di Milano è diretto dal Prof. Luca Peyronel e rientra in un progetto di collaborazione internazionale avviato nel 2019 con l’Università di Ankara, che prevede ricerche archeologiche sul sito affidate alla componente italiana da parte della missione turca diretta dal Prof. Fikri Kulakoğlu. Oltre alle attività sul campo, l’accordo include lo studio dei materiali nei laboratori delle due università, progetti di didattica e formazione, programmi con scambio di studenti e docenti.
La missione congiunta ha un costante rapporto con la comunità locale che, da un lato partecipa direttamente allo scavo, dall’altro contribuisce alla valorizzazione del patrimonio archeologico della regione insieme a PAIK e Università di Ankara nella vicina città di Kayseri, attraverso iniziative culturali proposte in collaborazione con l’Università, le istituzioni, le scuole e le associazioni attive sul territorio.
Il sito di Kültepe, localizzato in Cappadocia, nella Provincia di Kayseri, è stato identificato con l’antica città di Kanesh/Nesha, capitale nel Bronzo Medio (prima metà del II millennio a.C.) di un principato anatolico. Agli inizi del XX sec. a.C. nel centro si stabilì una colonia/distretto commerciale mesopotamico (kārum), abitata da famiglie di mercanti provenienti da Assur, città assira nell’odierno Iraq del nord. Il sito è di eccezionale importanza soprattutto per il rinvenimento di decine di migliaia di tavolette cuneiformi (ca. 23.000 numeri di inventario) che testimoniano i fiorenti scambi commerciali tra la Mesopotamia settentrionale e l’Anatolia. Questi consistevano prevalentemente nella circolazione di metalli preziosi (oro e argento dall’Anatolia verso l’Assiria) e di tessili e stagno (dalla Assiria verso l’Anatolia). Gli scavi turchi degli ultimi anni hanno identificato inoltre una fase precedente l’epoca della colonia commerciale assira, con strutture pubbliche che testimoniano l’urbanizzazione della regione già durante il III millennio a.C.
Le ricerche condotte dalla missione italiana si concentrano in un’area cruciale dell’antico centro urbano, localizzata nella parte centro-meridionale del sito (Area 05 e 08), dove gli scavi turchi hanno identificato un complesso monumentale di edifici pubblici datati tra la fine del III e gli inizi del II mill. a.C., raccordati da una grande piazza pavimentata in pietra. Nel corso delle prime indagini della PAIK (2019-2020), volte a ricostruire nel dettaglio la sequenza occupazionale tra Bronzo Antico ed età del Ferro, sono state riportate alla luce una serie di strutture architettoniche relative soprattutto alle fasi del I mill. a.C., tra cui si distingue un edificio in pietra ben conservato al cui interno sono stati trovati diversi oggetti e vasellame ceramico e una sequenza di strutture databili agli inzi del II mill. a.C.
Le ricerche della PAIK sono sostenute dall’Università degli Studi di Milano, dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (DGSP Uff. VI), dal Ministero dell’Università e della Ricerca (programmi PRIN).

Al seguente link immagini da drone del sito: https://youtu.be/YAEbv_KXbgs

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THIGNICA PROJECT - Flying over the Medjerda valley (Tunisia)

In occasione delle Giornate Europee dell’Archeologia 2021 il Thignica project presenta in anteprima il video Flying over the Medjerda valley. Le immagini raccontano le attività del team dell’Università di Sassari presso l’antica Thignica (Aïn Tounga in Tunisia), nella vallata del fiume Medjerda e il apporto di amicizia e interazione con le comunità locali per la tutela archeologica ed ecologica, la promozione del sito e la formazione, a partire dai bambini delle scuola primarie del territorio.

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MISSIONE DEL CENTRO DI ARCHEOLOGIA CRETESE - UNIVERSITÀ DI CATANIA (Creta)

La missione del CEARC che opera a Festòs e Haghia Triada (Creta) da diversi anni promuove una attiva inclusione delle comunità locali nella propria ricerca. Lo studio della tecnologia ceramica ha rappresentato, per es., un punto di incontro privilegiato tra i saperi minoici ricostruiti dai ricercatori italiani, e l’esperienza delle comunità di ceramisti del villaggio di Thrapsanò, a Creta, che operano secondo metodi tradizionali. I risultati sono presentati nel video.
Contemporaneamente, la missione collabora con la locale soprintendenza, contribuendo alla realizzazione della pannellistica di Haghia Triada ed alla creazione di contenuti multimediali per il Museo della Messara (si veda il video "Festòs protopalaziale, dal rilievo tradizionale al rilievo digitale”: https://www.youtube.com/watch?v=KMoMyHNvQys&t=12s).
La missione di Festòs opera dal 1977 a Haghia Triada in convenzione con la Scuola Archeologica Italiana di Atene, e dal 2014 partecipano al progetto con l’Università di Catania anche le università di Venezia (Ca’ Foscari), Genova, Udine, UniNettuno e il CNR-ISPC.

The mission of the CEARC working in Phaistos and Ayia Triada (Crete) since many years has promoted a deeper involvement of local communities in research activity. The study of pottery technology, e.g., has represented a privileged arena for a meeting between the reconstruction of Minoan technology by Italian researchers, and the expertise of contemporary jar makers of the Village of Thrapsano, who work following traditional methodologies. The results are presented in the video.
At the same time, the mission collaborates with the local Superintendency contributing to the realizations of panels for Ayia Triada and to the creation of multimedia products for the Museum of the Mesara (https://www.youtube.com/watch?v=KMoMyHNvQys&t=12).

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PROGETTO ARCHEOLOGICO LIBANESE ITALIANO NELLA REGIONE DI TIRO (Libano)

Il Progetto Archeologico Libanese Italiano nella Regione di Tiro è una sinergia tra la Sapienza Università di Roma (Dott.ssa Marta D’Andrea), l’Università Libanese (Dott.ssa May Haider) e la Direzione Generale delle Antichità libanese (Dott. Ali Badawi) per la ricerca archeologica nelle aree di Shawakeer e Ras el-Ain, nella regione di Tiro e per la salvaguardia, la protezione e la promozione del patrimonio culturale attraverso le buone pratiche internazionali e il coinvolgimento attivo della comunità locale.

The Lebanese-Italian Archaeological Project in the Region of Tyre Project is a synergy between Sapienza University of Rome, the Lebanese University, and the Lebanese Directorate-General of Antiquities on archaeological research in a unique maritime landscape in the regions of Shawakeer and Ras el-Ain, in the region of Tyre. This is paired with conservation, protection, and promotion of cultural assets through international best practices and the engagement of the local community.

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ASKGATE - PROGETTO DI RICERCA INTERNAZIONALE ITALIA ISRAELE (Ashkelon, Israele)

Il progetto ASKGATE, diretto da Cecilia Luschi (DIDA - Università di Firenze), offre un'interpretazione dell'antica città di Ashkelon come porta sud della Terra Santa e propone un approccio al sito che può offrire risvolti turistici significativi se collegati alla ricerca attiva. Le diverse stratificazioni storiche che caratterizzano l'antico Tel vengono studiate da un gruppo italo israeliano e nell'occasione l'attività si apre a studenti di entrambe le nazioni per scoprire le radici mediterranee che fanno di Ashkelon un esempio della storia comune.

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MISSIONE ADULIS, ERITREA

La missione archeologica italo-eritrea nel sito dell’antica Adulis è attiva dal 2011. È diretta dalla Commission of Culture and Sport dell’Eritrea - Archaeological Heritage Research Branch, Asmara, e dal Centro Ricerche sul Deserto Orientale, Varese. Partners della missione sono l’Università Cattolica di Milano, il Politecnico di Milano, l’Università degli Studi dell’Insubria (Varese), l’Università degli Studi l’Orientale di Napoli.
Finalità della missione è valorizzare l’impatto della ricerca archeologica a lungo termine mediante la promozione dello sviluppo sostenibile in ambito locale, attuabile grazie al progetto di tutela e gestione del sito per mezzo della creazione del "Parco Archeologico Sostenibile di Adulis”.
Anche la ricerca archeologica è condotta con l’impiego prevalente di tecniche non invasive, quali le ricognizioni di superficie, le prospezioni geofisiche e l’osservazione da remoto. Le attività di restauro affiancano costantemente le operazioni di scavo.
Grande considerazione è dedicata allo studio e alla valorizzazione delle conoscenze tradizionali di gestione dell’acqua e dell’ambiente, al fine non solo di contribuire allo sviluppo locale, ma anche di promuovere la consapevolezza di una interdipendenza di fattori, con particolare attenzione alle sfide mondiali di siccità, impoverimento del suolo e sviluppo sostenibile.
Insieme ai docenti e archeologi italiani, operano sul campo archeologi eritrei e una quarantina di operai che abitano nei villaggi prossimi al sito archeologico. Durante questi primi dieci anni di attività della missione, è stato costantemente perseguito l’obiettivo della formazione degli operatori locali, in modo da assicurare la sostenibilità a lungo termine della gestione e tutela del patrimonio culturale e del paesaggio in cui esso è inserito. Ciò può essere garantito unicamente dal coinvolgimento della Comunità locale, erede del proprio paesaggio culturale e principale beneficiaria di uno sviluppo che pone al centro la qualità della vita.
La formazione in situ è affiancata da corsi in aula, dedicati non solo alla metodologia della ricerca archeologica, ma anche alla tutela, conservazione e gestione del patrimonio culturale. Nel 2020 il corso, tenuto presso la sede della Commission of Culture and Sport ad Asmara, ha visto la partecipazione di sessanta studenti, selezionati tra il personale della stessa Commission of Culture and Sport, del Museo Nazionale dell’Eritrea, del Museo di Massaua, dei dipartimenti amministrativi regionali.
L’archeologia può così offrire un contributo non solo per conoscere e capire le strategie insediative del passato, capaci di garantire la vita delle comunità antiche in contesti estremi, ma anche e soprattutto per una pianificazione sostenibile del paesaggio nel presente e nel futuro.
L’antica città-emporio di Adulis infatti, con le sue straordinarie architetture di pietra che si estendono su una superficie di quaranta ettari, dovette la sua prosperità non solo ai traffici delle merci di lusso che da qui transitavano tra Oceano Indiano e Mediterraneo, ma anche alla sapiente gestione delle risorse, in grado di assicurare il sostentamento dei suoi abitanti nel corso della sua lunga vita, tra il II millennio a.C. e il VII secolo d.C.
E’ infine doveroso ricordare l’instancabile impegno profuso da Alfredo Castiglioni, che ha dedicato gli ultimi anni della sua vita alla riscoperta di Adulis.

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A guardia del Mediterraneo. MISSIONE ARCHEOLOGICA A GOZO-RAS AL-WARDIJA

L’attività degli archeologi della Sapienza sull’isola di Gozo nell’arcipelago maltese risale agli anni ’60 del secolo scorso, quando la Missione Archeologica Italiana a Malta intraprese lo scavo sistematico presso il Santuario fenicio-punico di Ras il-Wardija, posto su un promontorio all’estremità sud-occidentale dell’isola.
La Missione delle Sapienza, grazie a una nuova convenzione con Heritage Malta, si propone di riprendere le indagini archeologiche nel sito e nell’area di pertinenza, e si pone come obiettivo la pubblicazione generale e definitiva del sito, completa di planimetrie dettagliate e ricostruttive e studio dei materiali.
L’approfondimento dello human landscape comprende anche un programma concordato con le autorità locali per la valorizzazione e la fruizione del sito. L’approccio della Missione è orientato verso un ampio coinvolgimento dei partners locali, primi tra tutti la Superintendence of Cultural Heritage, l’Istituto Italiano di Cultura a La Valletta, Il Museo archeologico di Gozo e l’Università di Malta, per perseguire uno sviluppo sostenibile secondo le linee guida di Horizon Europe, promuovendo la collaborazione internazionale, i partenariati e una politica di open science.

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Amasili House Project in Rosetta

La città di Rosetta (al-Rashid), nota soprattutto per il rinvenimento della famosa stele, è sede di numerosi edifici storici, tra i quali spicca il complesso architettonico ottomano di Casa Amasili. Su questo dal 2018 s’incentra un progetto di conservazione e valorizzazione da parte dell’Università di Padova, in concorso con il Ministero delle Antichità egiziano e l’American Research Center in Egitto, con lo scopo di creare un centro culturale e un’area espositiva dedicata all’archeologia del Delta occidentale del Nilo.

The city of Rosetta (al-Rashid), best known for the discovery of the famous stele, is home to numerous historical buildings, among which the Ottoman architectural complex of Amasili House stands out. This is the focus of a conservation and enhancement project by the University of Padua since 2018, in association with the Egyptian Ministry of Antiquities and the American Research Center in Egypt, with the aim to create a cultural center and an exhibition area dedicated to the archaeology of the western Nile Delta.

Michele Asolati, Mohamed Kenawi, Cristina Mondin

L'équipe è attiva anche presso Kom al-Ahmer e Kom Wasit, due importanti siti del Delta occidentale del Nilo.
https://youtu.be/Os0pnAsSTRk

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Missione Archeologica ISMEO in Turkmenistan

Dal 1990 la Missione Archeologica italo-turkmena è impegnata nella regione del fiume Murghab (Turkmenistan meridionale) in numerosi progetti di ricerca. Tali progetti mirano allo studio del fenomeno urbano in relazione all’antico sistema idrico del conoide alluvionale del fiume tra la media età del Bronzo e l’inizio del Ferro (2400-900 a.C.), mediante lo studio della cartografia antica, lo scavo stratigrafico e la ricognizione di superficie.

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Progetto Multidisciplinare Archeologico Internazionale a Shahr-i Sokhta

Il progetto archeologico a Shahr-i Sokhta finanziato dall’Università del Salento è altresì supportato dal MAECI, dall’Iranian Center for Archaeological Research e dal Research Institute of Cultural Heritage and Tourism of the Islamic Republic of Iran. Il progetto, che ha come obiettivo quello di indagare le società complesse dell’Iran orientale tra la seconda metà del IV e l’intero III millennio a.C., affianco alle attività di scavo archeologico, si avvale di studi paleobotanici, archeo-zoologici, antropologici, paleogenetici e topografici.

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Missione Archeologica Italiana nel Kurdistan Iracheno

La Missione Archeologica Italiana nel Kurdistan Iracheno - Sapienza Università di Roma - opera nell’ambito della salvaguardia e valorizzazione dei beni culturali del Kurdistan iracheno dedicandosi allo scavo e studio del monumento sasanide di Narseh a Paikuli, alla conservazione dei suoi reperti presso lo Slemani Museum, e all’analisi della stratigrafia archeologica e della ceramica della Cittadella di Erbil. Le attività sono realizzate in sinergia con gli enti locali e prevedono la formazione sul campo di archeologi e funzionari.

Gratuito

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GERICO (Palestina) - Le indagini archeologiche della Sapienza Università di Roma

Tell es-Sultan/l’antica Gerico, grande scavo della Sapienza e missione archeologica italiana all’estero finanziata dal MAECI, è uno dei principali siti archeologici del Vicino Oriente, occupato per più di quattordici millenni e dopo cento anni di ricerche archeologiche è ancora ricco di monumenti e informazioni.
Tell es-Sultan ebbe un ruolo preminente nelle rotte del commercio interregionale dall’Anatolia all’Egitto, dal Mediterraneo al Mar Rosso e al Golfo Arabo-Persico.
Dal 1997 la Missione della Sapienza e del Dipartimento palestinese opera sul sito per una rinnovata conoscenza delle culture preclassiche del Vicino Oriente.

Missioni della Sapienza Università di Roma, dirette dal prof. Lorenzo Nigro, sono attive anche a
Betlemme (Palestina) https://youtu.be/Wx2SXlceZBg
e Khirbet al-Batrawy (Giordania) https://youtu.be/EqoNu4c_rdo

Gratuito

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La Missione congiunta irano-italiana dell’Università di Bologna e dell’ISMEO nel Fars

Nel 2020 la Missione congiunta irano-italiana, supportata dall'Università di Bologna e dall'ISMEO, dall'Università di Shiraz, dal Research Institute for Cultural Heritage and Tourism-RICHT e dall'Iranian Centre for Archaeological Research-ICAR, grazie alla sua natura di missione congiunta e alla disponibilità del MAECI e dell’Ambasciata d’Italia a Tehran, ha potuto realizzare i suoi progetti nonostante l'impossibilità dei membri italiani di recarsi in Iran a causa della pandemia.
Grazie alla disponibilità di internet nel sito di Tol-e Ajori, il co-direttore italiano e i suoi collaboratori italiani hanno seguito i lavori, durati dal 15 ottobre 2020 al 19 marzo 2021, via Whatsapp, potendo dialogare con i colleghi iraniani sul campo. Contemporaneamente, una riunione quotidiana tra i membri delle due squadre, iraniana e italiana, ha permesso l'illustrazione dettagliata del lavoro svolto durante la giornata e la pianificazione del lavoro per il giorno successivo: un'esperienza unica e pionieristica di "scavo telematico" che è stata l'unica soluzione possibile per permettere alla Missione Italiana di mantenere fede al proprio impegno, e che ha prodotto risultati di ottima attendibilità scientifica, anche e soprattutto per la serietà e competenza dei colleghi iraniani impegnati sul campo. La formula della "missione congiunta” ha dimostrato qui tutta la sua validità, perché l’inclusività e il coinvolgimento di archeologi iraniani e italiani in un progetto scientifico veramente condiviso durato dieci anni hanno permesso la crescita parallela dei componenti della missione indipendentemente dalla loro nazionalità, grazie alla quale la prosecuzione dell’attività nel 2020-21 ha potuto mantenere immutato l’approccio metodologico dello scavo.
Alla profonda interazione tra archeologi iraniani e italiani fa riscontro nei confronti della comunità locale un approccio mirante a superare le diffidenze dei proprietari dei terreni ricompresi nell’area attorno alla Terrazza di Persepoli sottoposta a vincolo archeologico. Nei confronti delle comunità locali la Missione Congiunta ha dall’inizio adottato una politica di inclusione, prospettando i grandi vantaggi di uno sviluppo economico legato al turismo sostenibile.

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Ricerche archeologiche dell'Università di Macerata

Dalla fin degli anni ‘60 e a partire dalle ricerche avviate dal Prof. A Di Vita, l’Università di Macerata ha sviluppato un’intensa attività di ricerca che si è resa fattiva con l’avvio di numerose missioni archeologiche soprattutto, in collaborazione con il MAECI, all’estero, in particolare in Libia, Grecia ed Albania.

Lo stretto rapporto e la collaborazione con le comunità locali è da sempre uno dei punti di forza della presenza maceratese nei luoghi che ospitano ancora le missioni di scavo.

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"Sul sentiero di Adriano" - ricerche ad Hadrianopolis e nella valle del Drino

Le ricerche che del 2005 l’Università di Macerata conduce ad Hadrianopolis (Sofratikë) e nella valle del Drino, in Albania meridionale, sono integrate in un progetto di valorizzazione condiviso con le comunità locali del patrimonio archeologico ai fini dello sviluppo sostenibile.

Per questo, insieme al Piano del Parco, fin dal 2006 è nato il Festival "Sul Sentiero di Adriano”, giunto alla quarta edizione con l’obiettivo di rifunzionalizzare il teatro romano, restaurato e riconsegnato alla popolazione locale.

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Archeologia e inclusione - La testimonianza della dr. Georgia Karvunaki

"L’ argomento delle giornate europee di quest’anno, e in particolare le parole inclusione, comunità locali, interazioni, mi hanno spinta a voler presentare la mia testimonianza nei confronti del lavoro svolto dalla SAIA sul territorio greco. La mia testimonianza, non essendo un’archeologa, non riguarda gli scavi, le conferenze e i corsi di specializzazione, ma l’interazione della scuola con la comunità locale. La mia testimonianza naturalmente è una della tante..." G. Karvunaki

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Missione Archeologica in Albania "Progetto Durrës”

Dir. Sonia Antonelli (DiSPuTer, Università di Chieti-Pescara), co-dir. Elvana Metalla (Istituto di Archeologia di Tirana)
Il progetto di collaborazione italo-albanese ha come focus lo scavo nell'anfiteatro di Durrës. Sono state evidenziate significative fasi di epoca post-classica che consentono di ricostruire l’evoluzione di un settore della città dal VI secolo d.C. alla fine dell’età ottomana, attraverso la rifunzionalizzazione degli spazi a scopo artigianale, abitativo, funerario e cultuale. Alle indagini archeologiche si affiancano attività di survey geoarcheologiche e archeosismologiche.
Il contenuto digitale consiste in una videolezione di SONIA ANTONELLI (UNICH) e ELVANA METALLA (Istituto di Archeologia di Tirana) tenuta in data 30 novembre 2020, dal titolo "L'Anfiteatro di Durrës: archeologia della città per la città", nell'ambito del ciclo di webinar: "Le ricerche archeologiche italo-albanesi. Ricerca, conservazione, sviluppo sostenibile” in collaborazione con l'Ambasciata d'Italia a Tirana, il Ministero della Cultura albanese, Assorestauro, l'Istituto di Archeologia di Tirana, l'Università di Chieti-Pescara, l'Università di Bologna, l'Università di Macerata e il CNR - Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale.

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Missione Archeologica in Francia "Blies Survey Project”

Dir. Sonia Antonelli (DiSPuTer, Università di Chieti-Pescara), co-dir. Jean-Paul Petit (Conservateur en chef honoraire, ancien directeur du Parc Archéologique européen de Bliesbruck-Reinheim) e Andreas Stinsky (Kulturreferent des Saarpfalzkreises).
Il progetto si pone in continuità con le ricerche condotte nell’insediamento di Bliesbruck (Moselle) e ha come obiettivo lo studio del territorio con un approccio "globale” e diacronico, attraverso ricognizioni e indagini geofisiche e paleoambientali finalizzate alla ricostruzione del paesaggio nel suo divenire. Il territorio indagato ricade attualmente sul confine tra Francia e Germania. Il progetto beneficia di un ampio network di ricerca internazionale e interdisciplinare.

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MISSIONE IN INDONESIA - UNIVERSITA' DI NAPOLI "L'Orientale"

Nel 2020 un team dell’Università di Napoli "L’Orientale” e Universitas Indonesia ha effettuato il rilievo fotogrammetrico della barca di Punjulharjo (Central Java) del VII secolo d.C. Questa operazione rientra nell’ambito dell’Indonesian Boatbuilding Endangered Heritage Project, un progetto che mira a documentare le peculiarità della costruzione navale antica e contemporanea delle barche indonesiane e il loro contesto socio-culturale.

In 2020 a team from the University of Napoli "L'Orientale" and Universitas Indonesia carried out a photogrammetric survey of a 7th century AD boat found in Punjulharjo, Central Java.
This fieldwork is part of the Indonesian Boatbuilding Endangered Heritage Project. The aim is to record the peculiarities of ancient and contemporary boats and boatbuilding practices in Indonesia and the related socio-cultural context.

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PROGETTO AOUAM (Marocco) - VALORIZZAZIONE DELLA MINIERA ANTICA

Il progetto Prospezioni archeologiche a Meknes per la ricostruzione dei contesti archeometallurgici punici del Maghreb, avviato nel 2012 con il bilaterale CNRST (Maroc)/CNR (Italia), diventa missione archeologica CNR-MAECI dal 2013, fondato su una rete di collaborazioni italiane e internazionali. Con l’accordo di collaborazione con la CMT proprietaria della miniera, dal 2016 si è avviata la valorizzazione del sito archeologico di Aouam e la creazione del "Centre du patrimoine minier d’Ighrem Aoussar à Tighza: Archèomine, Archèologie et Minèralogie” inaugurato il 17 giugno 2019.

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MISSIONE ITALO-EGIZIANA AD ASSUAN (EIMAWA Egyptian-Italian Mission at West Aswan)

La Missione italo-egiziana ad Assuan (EIMAWA Egyptian-Italian Mission at West Aswan) dell’Università degli Studi di Milano e del Ministero del Turismo e delle Antichità egiziane, diretta da Patrizia Piacentini e Abdelmanaem Said, opera nell'area desertica circostante il Mausoleo dell'Aga Khan. Circa 300 tombe databili tra il VI sec. a.C. e il IV sec. d.C. sono state mappate, e oltre trenta scavate con risultati significativi. La ricognizione topografica ha permesso di individuare molte altre sepolture scavate nella collina o sotterranee, su una superficie di circa 100.000 mq.

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MISSIONE ARCHEOLOGICA ITALIANA A MALTA RICERCHE A TAS-SILĠ

La Missione Archeologica Italiana a Malta nasce nel 1963 con l’obiettivo di indagare il santuario plurimillenario di Tas-Silġ (Marsaxlokk) unitamente ad altri siti dell’arcipelago (San Pawl Milqi - Burmarrad e Ras-il-Wardija nell’isola di Gozo).
Una nuova stagione di scavi è stata condotta a Tas-Silġ tra il 1996 e il 2011 in collaborazione con la Superintendence of Cultural Heritage e Heritage Malta. Le ricerche, sostenute dal Ministero degli Esteri Italiano e dalle varie Università afferenti alla Missione e attuate tramite le più recenti metodologie di analisi, sono ora rivolte allo studio del sito anche nel quadro degli sviluppi storico-culturali del Mediterraneo centrale dalla preistoria all’età bizantina.
In stretta collaborazione con le istituzioni maltesi, l’Università di Malta, l’Istituto Italiano di Cultura e l’Ambasciata Italiana, la Missione è impegnata nella disseminazione al pubblico dei risultati, tramite conferenze, workshops e open-day sul sito.

The Italian Archaeological Mission was established in 1963 with the aim of exploring the multimillennial sanctuary at Tas-Silġ (Marsaxlokk), as well as other sites in the archipelago (San Pawl Milqi - Burmarrad and Ras-il-Wardija - Gozo).
New fieldwork was undertaken at Tas-Silġ between 1996 and 2011 in synergy with the Superintendence of Cultural Heritage and Heritage Malta. Research activities, supported by the Italian Ministry of Foreign Affairs and the Universities collaborating on the Mission, are now mostly devoted to the study of the site in the framework of Central Mediterranean historic trajectories from Late Prehistory to the Byzantine period.
In tight collaboration with the Maltese institutions, the University of Malta, the Italian Cultural Institute and the Italian Embassy the research team is committed to the dissemination of results to the public through conferences, workshops and open days on the site.

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LA NUOVA VITA DEL TEATRO DEI DERVISCI DANZANTI (CIERA - Il Cairo)

Il Centro Italo-Egiziano per il Restauro e l’Archeologia (CIERA) opera, al Cairo, nell’area d’insediamento dei Dervisci Mevlevi, che raccoglie, in circa 10.000 mq, una stratificazione di epoche e di stili databili dal VII al XIX sec. d.C.

Il Centro è organizzato come cantiere-scuola, dove la concreta attività di recupero si intreccia costantemente con la ricerca archeologica, scientifica e tecnologica e con la formazione (teorica e pratica) delle varie figure impegnate nei processi di restauro: operai, tecnici, artigiani, professionisti.

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PROGETTO HUACAS - archeologia spaziale e applicazioni geofisiche nella regione Lambayeque (Perù)

In occasione delle Giornate Europee dell’Archeologia, l’ICA condivide volentieri il materiale trasmesso dalla dott. Maria Ilaria Pannaccione Apa dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Direttrice del progetto HUACAS nell’ambito delle Missioni Archeologiche all’Estero – Ministero Affari Esteri e Cooperazione Internazionale (MAECI) .
Obiettivo è il monitoraggio periodico sistematico dei siti archeologici della regione Lambayeque (Perù) esposti a rischi naturali ed artificiali con l’uso di immagini ottiche ad alta risoluzione acquisite dal satellite PERUSAT-1 ed elaborazioni geofisiche.
Nel video un estratto della presentazione del progetto tenutasi in occasione della conferenza virtuale dell’11 settembre 2020 nell'ambito delle celebrazioni per i 99 anni del Museo Arqueológico Nacional Brüning.

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GLI SCAVI ITALIANI NEL QUADRO DELLA MISSIONE FRANCO-EGIZIANA AL RAMESSEUM, LUXOR, EGITTO

A partire dalla campagna di scavo del 2017, un team italiano (Tommaso Quirino, MiC-SABAP-MI; Anna Consonni, Museo Archeologico Nazionale di Firenze-Museo Egizio; Paolo Marini: Museo Egizio di Torino; Fiorenza Gulino, Mimosa Ravaglia e Flavio Redolfi Riva, archeologi professionisti) è stato associato alle ricerche della missione franco-egiziana sull’area occupata dal Ramesseum, diretta dal Dr. Christian Leblanc nell’ambito dalla Mission archéologique française de Thèbes-ouest (MAFTO), in partenariato con il Centre d’Étude et de Documentation sur l’Ancienne Égypte (CEDAE, Ministry of Tourism and Antiquities), l’Association pour la Sauvegarde du Ramesseum (ASR), il Centro di Egittologia Francesco Ballerini (CEFB). Agli archeologi italiani è stata affidata la ripresa degli scavi negli "annessi nord”, una serie di strutture in mattoni crudi, che coprono un’area di circa 12.000 m2 ed erano parte del complesso economico-amministrativo del Tempio.
Le ricerche si svolgono in stretta collaborazione con i funzionari del territorio e le maestranze locali, ma trattandosi di una missione congiunta, fanno parte dei diversi team di scavo anche alcuni egittologi e membri egiziani del CEDAE. Questi ultimi (fra cui Amany Abd el-Moneim Tantawy e Ossama Bassiouni el-Damanhouri) affiancano anche gli archeologi italiani, che hanno così potuto offrire ai colleghi egiziani specifica formazione relativa a: documentazione di scavo, applicazioni informatiche alla ricerca archeologica (GIS, fotogrammetria automatica), disegno archeologico.

Guarda la Conferenza dedicata agli scavi italiani, tenutasi presso il Museo Egizio di Torino al link https://www.youtube.com/watch?v=lPkl22GsCBc


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MISSIONE ARCHEOLOGICA DE "L’ORIENTALE” DI NAPOLI IN OMAN

La Missione è nata nel 2014 con lo scopo di procedere con lo studio delle comunità costiere e montane dell’Oman settentrionale in epoca storica, ovvero dalla fine del II millennio a.C. all’avvento dell’islam.

In particolare, affrontare lo studio delle comunità costiere note nelle fonti classiche come Ittiofagi e nelle fonti assire come Regno di Qade. La missione opera in accordo con le autorità locali anche per la disseminazione tra il grande pubblico e la formazione di esperti locali in campo archeologico e turistico.

The Mission was born in 2014 with the aim of proceeding with the study of the coastal and mountain communities of northern Oman in historical times, that is from the end of the second millennium BCE to the advent of Islam. In particular, address the study of coastal communities known in classical sources as Ichthyophagi and in Assyrian sources as Kingdom of Qade.

The mission works in agreement with the local authorities also for the dissemination among the local public and the training of local experts in the archaeological and tourism field.

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MISSIONE ARCHEOLOGICA ITALIANA IN ARABIA SAUDITA, DUMAT AL-JANDAL (antica Adummatu)

Dal 2011 la Missione archeologica italiana in Arabia Saudita, Dumat al-Jandal (antica Adummatu) collabora alla disseminazione della mostra "Roads of Arabia. Treasures from ancient Saudi Arabia”.

In particolare, tra il 2011 e il 2013 il team italiano ha collaborato alla realizzazione del documentario "Roads of Arabia” (https://www.youtube.com/watch?v=LTZxQqc1E1Y) prestando per lo Smithsonian Channel il proprio operato sia in fase di scavo, presso Dumat al-Jandal, che di prospezioni archeologiche condotte assieme alle autorità regionali del Jawf e con il coinvolgimento di operai ed esperti locali.

Dal 2013, la Missione collabora con le autorità locali per la gestione e conservazione del parco archeologico di Dumat al-Jandal, attraverso interventi di manutenzione annuali delle aree in corso di scavo, con il coinvolgimento e la formazione di operai ed esperti locali.

Al link che segue il video dei restauri https://youtu.be/jNVOnknVJTo

Since 2011 the Italian archaeological mission in Saudi Arabia, Dumat al-Jandal (ancient Adummatu) collaborates to the dissemination of the exhibit "Roads of Arabia. Treasures from ancient Saudi Arabia”. In particular, between 2011 and 2013 the Italian team collaborated to the making of the documentary "Roads of Arabia” (https://www.youtube.com/watch?v=LTZxQqc1E1Y) by filming for the Smithsonian Channel the excavation in Dumat al-Jandal and the fields surveys conducted by the archaeological project together with the al-Jawf Regional Authorities, by involving local workers and experts.

Since 2013, the Mission collaborates with local authorities for the management and conservation of the Dumat al-Jandal archaeological park, through annual maintenance interventions of the areas being excavated, with the involvement and training of local workers and experts.

At the following link the video of the restorations https://youtu.be/jNVOnknVJTo

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MISSIONE ARCHEOLOGICA ITALIANA IN PAKISTAN (SWAT) Barikot project ISMEO/ Università di Venezia Ca' Foscari

L'antica Bazira/Barikot, città assediata da Alessandro Magno, con i suoi 3000 anni di sequenza archeologica ininterrotta, è un importante punto di riferimento della Valle dello Swat (Pakistan). Le indagini degli ultimi 30 anni hanno portato archeologi italiani e pakistani ad importanti risultati, tra cui la conservazione di gran parte dell'area archeologica. Il progetto archeologico prevede il coinvolgimento della comunità locale per mezzo di progetti educativi, sia in lingua urdu che pashto, in termini di riscoperta e conoscenza del proprio patrimonio culturale, in particolare per i giovani.
Il video dello scavo del tempio shahi (VIII-X secolo), rinvenuto sull'acropoli, è stato girato nell'autunno del 2020 da ragazzi della comunità torwali, una minoranza linguistica dello Swat, ed è in lingua pashto, parlata dalla maggioranza degli abitanti. Vi compaiono Luca M. Olivieri direttore dello scavo, Michele Minardi, archeologo e Malak Abrar Torwali, blogger e producer.

The ancient Bazira / Barikot, a city besieged by Alexander the Great, with its 3000 years of uninterrupted archaeological sequence, is an important landmark of the Swat Valley (Pakistan). The investigations of the last 30 years have led Italian and Pakistani archaeologists to important results, including the conservation of a large part of the archaeological area. The archaeological project foresees the involvement of the local community through educational projects, both in Urdu and Pashto, in terms of rediscovery and knowledge of their cultural heritage, especially for young people.
The video of the excavation of the shahi temple (8th-10th century), found on the acropolis, was shot in the autumn of 2020 by young people from the Torwali community, a linguistic minority of Swat, and is in Pashto language, spoken by the majority of the inhabitants. It includes Luca M. Olivieri, director of the excavation, Michele Minardi, archaeologist and Malak Abrar Torwali, blogger and producer.

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PROGETTO ARCHEOLOGICO MULTIDISCIPLINARE A MAASSER EL-SHOUF - QALAAT EL-HOSN

Il Progetto Archeologico Multidisciplinare a Maasser el-Shouf - Qalaat el-Hosn (MeSAP), diretto da Silvia Festuccia (Università degli Studi "Suor Orsola Benincasa" di Napoli) e co-diretto da Myriam Ziadé (Direzione Generale delle Antichità del Libano), è stato individuato dall'Istituto Centrale per l’ Archeologia come progetto pilota, con l'obiettivo di sviluppare sistemi standardizzati correlati alle metodologie archeologiche tradizionali, alle tecniche non invasive, alle attività di pre-conservazione e ai metodi di rilevamento e di documentazione archeologica per la ricerca archeologica italiana all'estero.

Il progetto, intrapreso nel 2018, ha l’obiettivo di studiare l’occupazione umana delle montagne meridionali del Libano dall'età del Bronzo al periodo Ottomano.

Il sito di Qalaat el-Hosn (1200 slm) si trova circa 1 km a ovest del villaggio di Maasser el-Shouf, sulla catena montuosa sud-occidentale del Libano e occupa una posizione importante nell'Alto Shouf.

I risultati delle prime indagini hanno permesso di identificare l'insediamento di Qalaat el-Hosn in cui è stata rilevata la presenza di un tempio, aree di estrazione e lavorazione e numerose tombe scavate nella roccia. L'analisi preliminare delle strutture e dei materiali suggerisce che l’occupazione più intensa del sito sia attribuibile al periodo Romano, dal I secolo a.C. al II secolo d.C. Alcuni frammenti di ceramica del Tardo Bronzo attestano la presenza di una precedente frequentazione del sito.

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MISSIONE ARCHEOLOGICA IN EGITTO : NEFERHOTEP PROJECT A LUXOR

Collaborazione tra archeologi e antropologi Italiani (Università G.d’Annunzio di Chieti-Pescara: Oliva Menozzi del Centro di Ateneo di Archeometria e Microanalisi e Ruggero d’Anastasio del Museo Universitario di Chieti), egittologi Argentini (Università di Buenos Aires: Violeta Pereyra) e Brasiliani (Museo Archeologico di Rio De Janeiro: Antonio Brancaglion), ispettori Egiziani (Antiquity Department-West Bank: Ezz Elnabye) e restauratori Tedeschi (Team di Restauratori della ProCon di Colonia: Cristhina Verbeek).

Il progetto prevede documentazione e restauro delle 6 tombe del complesso funerario con rilievo e documentazione 3D di tutto l'ampio complesso architettonico rupestre.

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MISSIONE ARCHEOLOGICA A CIRENE E LAMLUDA IN LIBIA

Progetto in collaborazione tra il Department of Antiquities di Cirene e l'Università di Chieti (Oliva Menozzi, Eugenio Di Valerio e Maria Giorgia Di Antonio).

Il progetto è molto articolato e prevede varie attività, sia sul campo, sia di remote monitoring che di training a distanza e in presenza di tecnici libici indicati dal dipartimento.

Le tematiche vanno dallo studio e allestimento di statue e rilievi nel Museo delle Sculture di Cirene, che conserva un patrimonio scultoreo di enorme valore artistico e culturale; a GIS e studio della Necropoli di Cirene; scavi a campione di alcune tipologie di tombe; scansione con Laser Scanner 3D e mappatura diagnostica.; studio e Scavo dei santuari rupestri; mappatura della chora, costellata di gsur (fortificazioni), fattorie e villaggi rurali regolarmente distribuiti lungo i principali percorsi della viabilità locale e lungo il limes romano e bizantino; scavo di un villaggio rurale a Lamludah posto lungo il limes.

Il training tra il 2012 ed il 2020 è stato fondamentale per costituire un team congiunto di monitoraggio della chora di Cirene e per approfondire tematiche specifiche, su richiesta del Diaprtimento, come il GIS, il restauro dei lapidei, il management del sito, la definizione delle buffer zones e l'organizzazione. Per rendere maggiormente effettivo il training si è costituito un consorzio di diverse missioni che hanno collaborato con la missione: Missione di Urbino (Oscar Mei), Roma 3 (Luisa Musso) , Chieti (Oliva Menozzi) e Missione a Giarabub (Vincenzo d'Ercole). Il training ha avuto luogo tra 2016 e 2019 con diversi corsi che si sono svolti a Roma, Chieti, Urbino e Pompei.

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MISSIONE ARCHEOLOGICA A CIPRO : MPM PROJECT, archeologia del territorio e archeologia subacquea

Progetto in collaborazione tra IL CAAM dell’Università G.d’Annunzio di Chieti-Pescara (Oliva Menozzi), il Department of Antiquities of Cyprus, il Museo Archeologico di Limassol (Yannis Violaris) e il Cyprus Institute (Sorin Hermon).

Il progetto prevede attività di survey intensivo, remote sensing, GIS, prospezioni geo-archeologiche non invasive, scavo archeologico, analisi archeometriche, ricognizioni subacquee, GIS.

Il progetto si incentra su un transetto che parte dalle pendici dei Trodos nel distretto orientale di Limassol, sino alle foci deli fiumi Moni e Pyrgos in un interessante contesto geo-morfologico e minerario.

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Contatto stampa :

Annalisa Falcone

annalisa.falcone@beniculturali.it

0667234604